Cosa è la COP26?

E’ iniziata la COP 26, evento che si svolgerà per due settimane, dove i leader mondiali e negoziatori nazionali si stanno incontrando a Glasgow, in Scozia, per discutere su come intervenire riguardo al continuo cambiamento climatico.

In questo modo, unendo le forze, il diritto e le istituzioni internazionali, proveranno a risolvere insieme problematiche che nessun paese potrebbe affrontare da solo.

 

Le regole di base per la cooperazione globale nella lotta ai cambiamenti climatici vengono dettate nel 1992, anno in cui i Paesi hanno concordato il trattato internazionale Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). 

Questa occasione è risultata essere il primo momento in cui è stata riconosciuta formalmente la necessità di dover controllare le emissioni di gas serra, causa del riscaldamento globale e quindi del cambiamento climatico.

 

È proprio in quell’accordo che è stato fissato l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 2 gradi Celsius, o preferibilmente di 1.5, ed è per questo motivo che i vari paesi si stanno incontrando alla COP26.

 

Per COP26 si intende la ventiseiesima Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, dove per parti si intendono i 196 paesi che hanno ratificato il trattato, e l’Unione Europea, che si terrà dall’1 al 12 Novembre 2021, dopo essere stata rinviata di un anno a causa della pandemia.

 

Secondo l’ultimo rapporto del Gruppo Intergovernativo delle Nazione Unite sui cambiamenti climatici, risalente ad Agosto 2021, si evince che le attività umane stiano continuando a riscaldare l’intero pianeta e che il cambiamento climatico risulti essere una problematica sempre più concreta. Sono aumentati, difatti, gli eventi meteorologici estremi, le inondazioni, le ondate di calore e di siccità, lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento del livello del mare e il rischio di estinzione di diverse specie.

 

Per questo, 120 Capi di Stato e i loro rappresentanti si stanno riunendo per dimostrare il proprio impegno politico nei confronti della tematica, per poi dare spazio alle delegazioni dei Paesi, spesso guidate dai Ministri dell’Ambiente, che si impegnano in giornate di negoziati, vari eventi e scambi per aderire a nuove iniziative ed assumere nuovi impegni.

 

Alla COP 26, partecipano inoltre organizzazioni non governative e leader aziendali, con sessioni incentrate sul cambiamento climatico o sullo stato delle foreste e dell’agricoltura.

Tutto ciò deriva da mesi di discussioni e documentazioni politiche precedenti, che vengono proposte e preparate dai vari Stati, dal personale delle Nazioni Unite e da tutti gli esperti.

 

Quest’anno gli obiettivi della COP26, noti come Contributi Determinati a Livello Nazionale (NDC) dovrebbero spingersi fino al 2030 e, secondo l’Accordo di Parigi, i Paesi sono tenuti a segnalare i propri NDC, ma vi si lascia un margine di manovra nel determinare come ridurre le emissioni di gas serra.

 

Tra gli obiettivi possiamo trovare:

  • Raggiungere emissioni nette di carbonio pari a zero entro la metà del secolo
  • Aumentare i finanziamenti per il clima per aiutare i paesi più poveri, consentendo loro di passare all’energia pulita ed offrendo loro strumenti per potersi adattare al cambiamento climatico. Da questo concetto si evince un aspetto di equità e di giustizia, proprio perché sono specialmente i Paesi in via di sviluppo a dover sopportare il peso maggiore del cambiamento climatico, avendo un contributo nell’intervenire comunque inferiore. (I Paesi più ricchi avevano già promesso nel 2009 di contribuire con 100 miliardi di dollari entro il 2020, per poter aiutare le Nazioni in via di sviluppo, ma questo traguardo non è stato raggiunto)
  • Eliminare gradualmente l’uso del carbone
  • Ridurre la deforestazione
  • Incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili
  • Accelerare il passaggio ai veicoli elettrici
 

All’interno di queste problematiche, di cui si cercano in continuazione diverse soluzioni, sono subentrate, però, altre sfide: per esempio quest’autunno i governi stanno affrontando anche un’altra battaglia, ovvero la carenza di approvvigionamento energetico che ha lasciato l’Europa e la Cina con picchi di prezzo per il gas naturale, il petrolio e il carbone.

 

Sono molte le persone che ritengono che la COP26 non raggiungerà i suoi obiettivi, specialmente quello di avere impegni sufficientemente forti da parte dei diversi Paesi, per poter ridurre le emissioni globali di gas serra del 45% entro il 2030. Questo comporterebbe un grande ostacolo per poter raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050 e il mantenimento del riscaldamento al di sotto dell’1.5 gradi Celsius.

È stato dimostrato, inoltre, che la differenza tra 1.5 e 2 gradi Celsius, possa significare la sommersione di piccoli Stati Insulari, nuove ondate di calore, inondazioni, incendi, morte di barriere coralline e fallimento dei raccolti.

 

Questo comporterebbe più morti premature, migrazioni di massa, perdite economiche e conflitti per le risorse e per il cibo: quello che è stato definito dal segretario nazionale delle Nazioni Unite un futuro infernale.

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