Puntando sulla natura potrebbero crearsi 39 milioni di nuovi posti di lavoro

Cerchiamo sempre il cambiamento, l’innovazione e lo sviluppo, ma a volte non ci rendiamo contro che lo strumento necessario per l’evoluzione è ciò che abbiamo sempre avuto davanti agli occhi.

 

Vogliamo nuovi spunti, nuovi talenti e nuove tecnologie, ma basta guardarci intorno per un istante per capire che ciò su cui dobbiamo realmente puntare è ciò che vediamo sparire, peggiorare e deteriorarsi ogni giorno: l’ambiente in cu viviamo.

 

La natura è il punto centrale su cui dobbiamo intervenire, ma non dobbiamo dimenticare che questa attenzione non porterebbe ad un miglioramento soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico.

 

Gli Obiettivi dell’Agenda 2030, spesso vengono visti come blocchi distinti, caratterizzati da un numero, un colore ed un simbolo di riconoscimento, per i quali vengono esplicitati una serie di dati ed una serie di azioni da poter mettere in atto, per avvicinarci al raggiungimento di quel goal.

 

Quello su cui dobbiamo soffermarci, ed il motivo per cui dovremmo puntare sulla natura, è proprio il fatto che dobbiamo avere bene a mente che l’impegno per il raggiungimento di un obbiettivo, sicuramente avrà un impatto positivo per il raggiungimento di tanti altri.

 

Proprio per questo motivo, puntando sulla natura e agendo in un’ottica che potrebbe sembrare prettamente ambientale, toccheremmo invece tanti altri punti, arrivando anche ad una svolta dal punto di vista economico e lavorativo di un paese.

 

Difatti, nel nuovo rapporto “Halve Humanity’s Footprint on Nature to Safeguard our Future”, commissionato dal WWF è stato prodotto da Dalberg Advisors, viene dimostrato come potrebbero essere creati 39 milioni di posti di lavoro, se i 500 miliardi di dollari che i governi spendono ogni anno in sussidi dannosi, venissero dirottati verso un impiego positivo per la natura per migliorare le condizioni in cui sono i sistemi naturali.

 

Il WWF si sta chiedendo un passo decisivo per dimezzare l’impronta della produzione e del consumo entro il 2030, ma anche di essere più ambiziosi ed impegnarsi per poter vivere in un mondo nature positive nel prossimo decennio.

 

Il cambiamento climatico, gli animali a rischio di estinzione e lo sfruttamento delle risorse, sono diventate una catena di problemi a livello ambientale, ma il nostro pianeta ne risente anche dal punto di vista economico, sanitario e sociale e, proprio per questo, cambiare il senso di marcia ed investire in pratiche virtuose per l’ambiente può portare benefici importanti sotto i vari aspetti.

 

Investendo nel pianeta, si instaurerebbe un circolo migliorativo che farebbe bene a tutti: agli ecosistemi, all’ ambiente e alle persone.

 

Non va dimenticato che più della metà del PIL mondiale, circa 44 miliardi di dollari, dipende dalla natura e la crisi climatica ed ambientale sta mettendo a rischio 10 miliardi di dollari da qui al 2050. A fronte di questi dati, perlomeno a noi, sorge spontanea una domanda: cosa stiamo aspettando? Perché non abbiamo ancora fatto un all-in sulla natura?

 

Questo potrebbe permetterci di costruire una nuova economia globale, dove possano prosperare sia l’umanità che la natura, ma affinchè questo accada, secondo il Rapporto del WWF, i governi dovranno realizzare politiche attuative che si possono suddividere in tre aree:

 

  • Riconoscere il valore del capitale naturale e fermare lo sfruttamento eccessivo
  • Rendere sostenibili e sane la produzione alimentare e le diete, creando un sistema alimentare a spreco zero
  • Integrare modelli di business circolari e rigenerativi
 

Così facendo, si potrebbero dare tante risposte a tutte le domande che ci poniamo ogni giorno e potremmo trovare soluzioni migliorative relative all’andamento dell’economia, al benessere delle persone, offrendo nuove opportunità lavorative ai giovani ed un pianeta migliore in cui vivere.

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